"Donna Bissodia" deriva dall'interpretazione dialettale di una frase del Padre Nostro latino (panem nostrum quotidianum da nobis hodie) e in certe zone del Veneto sta a significare "petulante, brontolone"...(cfr.post del 2 gennaio 2004). In realtà sono Francesco B., insegnante, blogger per curiosità.
"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi." (B. Russell)
"C'è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé. (Oscar Wilde)

Nome: Francesco
Insegnante di lettere nel triennio del Liceo Scientifico, spesso cerco di avvicinare gli studenti ad un uso consapevole degli strumenti informatici (programmi proprietari, open source, internet, blog...) Tale interesse non pregiudica il compito primario di far conoscere e capire l'oggi anche attraverso la lettura dei classici. E di qualche moderno, ovvio.
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Effetti del rock energico del Boss, a palla
Bruce Springsteen. L'ho scoperto tardi, direi qualche anno fa. Eppure i suoi primi dischi risalgono alla metà degli anni Settanta, quando una dolce fanciulla americana mi ha fatto conoscere meglio gli USA e la paura di volare (quella di Erica Jong). Ma il Boss no, quello non l'ho conosciuto. Stasera mi è capitato di caricarlo a palla dopo aver visto un programma televisivo che ne ripercorreva la storia. E così è montata l'energia del rock puro, quello veramente energico (basso, batteria, chitarra e soprattutto voce) quello che non ti fa star fermo sulla sedia, quello dei jeans sdruciti, di un fazzoletto annodato al collo e un fermacapelli sulla fronte. Le vene del collo turgide nello sforzo di una canzone urlata, del sogno di una generazione interrotto ci si augura temporaneamente dalla autolesionista politica repubblicana. E sulle note di questa energia sono andato a rileggere tutti i post scritti dall'inizio di questa esperienza. Vi risparmio i pensieri che ne sono seguiti...
INVERNO FREDDO. (Tragicommedia in due battute)
Sipario
-Ciao Francesco!
-Ciao Guido!
-Bella giornata limpida, oggi!
- Eh, meno quattro, stamattina!
-Cosa t'avevano fatto?
Si chiude il sipario
Sproloqui a ruota libera
Succede spesso che le canzoni più o meno distrattamente ascoltate nei vari momenti della giornata (in macchina, mentre si ciabatta in casa, quando ci si mimetizza sul divano e la radio o la tv sono accese come sottofondo) ci colpiscano per alcune frasi che si imprimono nella mente. La maggior parte delle volte quelle parole hanno una qualche attinenza al nostro vissuto profondo, o ci richiamano alla mente situazioni reali, conosciute o sperimentate. A quel punto la canzone diventa “storia”, anche perché dietro quelle parole ci può essere un vero e proprio racconto, una storia appunto. Ed a questo proposito, uno dei più bravi (e furbi, inteso in senso buono) parolieri italiani è sicuramente Giulio Rapetti, in arte Mogol. Checché se ne dica, che piaccia o no, ha indubbiamente scritto molte di quelle che sarebbero e sono diventate la colonna sonora della vita di alcune generazioni. Queste riflessioni minimali nascono dal recente ascolto di due canzoni di Adriano Celentano che si erano perse nella memoria. Risalgono entrambe al 1999, anno di inzio –mi sembra- della collaborazione tra il molleggiato e l’ex paroliere di Lucio Battisti.
Vediamo insieme la prima, Gelosia:
che mi ha tradito come sai
io mi sento un'auto che non ha,
non ha più il motore
e mi sento un uomo che vivrà
nel suo dolore, nel dolore
solo nel suo dolore ormai
Eppur mi sento forte sai
sarà perché non odio mai
di certo non dovrei soffrir così, così inutilmente
solamente perché hai detto un sì
stupidamente, stupidamente
con il cervello assente
Ecco, qui vediamo una situazione per così dire “tipica” della canzone italiana: lei tradisce lui e lui, il “maschio” fortemente scombussolato dal fatto di accorgersi che certe cose non le fa più lui solo, pur cornuto e mazziato, si consola dicendo di essere forte perché “lei” è, in fondo in fondo, una stupida.
Amica mia, quanto costa una bugia
un dolore che dividiamo in due tra noi
La gelosia, quando arriva non va più via
col silenzio tu mi rispondi che
col tuo pianto tu mi rispondi che
coi tuoi occhi tu mi rispondi che lo sai
La gelosia... più la scacci e più l'avrai
tu eri mia... di chi sei più non lo sai
complicità... ma che gran valore ha
sincerità... che fortuna chi ce l'ha
E' qui il serpente è arrivato
è qui seduto in mezzo a noi
lui ti mangia il cuore come fosse... un pomodoro
così diventi pazzo tu
e come un toro, e come un toro
purtroppo non ragioni più.
I due probabilmente, dopo il fattaccio, si mettono più o meno metaforicamente a tavolino e tirano una specie di bilancio, capiscono di aver sbagliato (entrambi? Rapporto causa-effetto? Mah, il testo non lo dice), probabilmente si lasciano da buoni amici [quante volte ce lo siamo sentito dire o l’abbiamo detto noi stessi?], lei piange (ma non sembra così disperata) e lui, invece, in un crescendo crudele ed autopunitivo, ricco di immagini forti, ammette di essere geloso. Domanda: sarebbe diverso sentire questa canzone cantata da “lei”?
La seconda canzone, L’emozione non ha voce, inizia con un’affermazione perentoria, quasi una tesi che ci si aspetta venga adeguatamente argomentata:
l'emozione non ha voce
(E allora perché parli? – verrebbe da dire. Ma questa è una considerazione fuorviante)
se ci sei c'è troppa luce
La mia anima si spande
come musica d'estate
poi la voglia sai mi prende
e mi accende con i baci tuoi.
resterò quel che sono
disonesto mai lo giuro
ma se tradisci non perdono
Ti sarò per sempre amico
pur geloso come sai
io lo so mi contraddico
ma preziosa sei tu per me
Viva la sincerità. Lui dice a lei: cara mia, io sono fatto così, se ti metti con me sai a cosa vai incontro, quindi te l’ho detto, adesso sono a posto con me stesso e sono cavoli tuoi. Se proprio vuoi e per eccesso di sincerità, ammetto anche di essere in contraddizione con me stesso, ma sono fatto così (allude forse al fatto che non esiste per lui la possibilità di un cambiamento?)
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
Un'altra vita mi darai
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando so che lo vorrai
Due caratteri diversi
prendon fuoco facilmente
ma divisi siamo persi
ci sentiamo quasi niente
Siamo due legati dentro
da un amore che ci dà
la profonda convinzione
che nessuno ci dividerà
Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
Il nostro, qui, sembra decisamente sicuro di sé: lei ormai è caduta nella sua rete di ragno, le promette un futuro (più o meno lungo non dipende da loro ma dalle circostanze, o dagli altri).
Si sa, l’uomo è cacciatore…finché non viene spiazzato da una lei che si comporta esattamente come lui (ma questo lui non lo ammetterà mai).
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando lo vorrai
poi vivremo come sai
solo di sincerità
di amore e di fiducia
poi sarà quel che sarà
Qui invece si cominciano ad intravvedere le prime avvisaglie di un qualcosa che incombe, quasi una sicurezza che quel qualcosa dovrà accadere (variante banalizzata della famosa legge di Murphy); ma ancora una volta lui si contraddice: come fa con le premesse dette prima, a promettere una vita fatta di sincerità, di amore e di fiducia? Lui ammette di essere geloso e quindi di non accettare tradimenti di sorta da parte di lei. Ma lui è in grado di promettere fedeltà, sincerità etc. etc.? Mah, dato che il testo non lo dice, rinviamo ai posteri l’ardua sentenza. Vale anche qui la domanda di prima: sentire questa canzone cantata da “lei” cambierebbe qualcosa?
Alla fine, un’altra domanda sorge spontanea: quanta “storia autobiografica” c’è in queste canzoni? Succede come per i romanzi: spesso tendiamo a sovrapporre l’autore al personaggio fino ad identificarli. Celentano è un personaggio pubblico, con una sua storia privata (privata per modo di dire perché il gossip ha colpito anche lui) che potrebbe essere molto vicina a quanto rappresentato nella canzoni, e questo, indubbiamente, ha la sua importanza nelle costruzioni mentali che ci creiamo quando appunto le parole di una canzone ci colpiscono. Come a dire: il punto di vista dell’emittente in un certo senso condiziona volutamente il lettore che si vuole lasciar condizionare.
Ma allora il punto di partenza di questo sproloquio viene forse contraddetto?
Ma no! come dice Edoardo Bennato, sono solo canzonette, mica la realtà!

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Dedicato a …
…a chi ha scelto di non esporsi più (ma speriamo per poco)
…a chi ci ha accompagnato con le sue riflessioni nel grigiore di questi ultimi anni e nell’utopia di questi ultimi mesi.
…a chi ha viaggiato in su e giù per l’Italia alla ricerca di sé
…a chi sa piangere per un abbraccio anche senza farlo vedere
…a chi sa che anche non vedendosi o sentendosi saltuariamente si è ugualmente in sintonia
…a chi sa cosa vogliono dire le affinità elettive
A chi ci ha fatto uno di quei regali che è sempre bello ricevere: “essere per” e non “apparire a”